DONNE E MALATTIE CARDIOVASCOLARI

INTERVISTA AD ALESSANDRA BENETTONI, SPECIALISTA IN CARDIOLOGIA

 

Fanno meno notizia di altre patologie, ma nella classifica della mortalità occupano il gradino più alto del podio: le malattie che colpiscono il cuore e il sistema circolatorio (MCV) sono la prima causa di morte in Europa (43%).

“I fattori di rischio – spiega la dott.ssa Alessandra Benettoni, specialista in Cardiologia e membro dello staff di POLIMEDICA, a Pradamano (Udine) – sono molteplici. Da una parte c’è la genetica, dall’altra condizioni come sovrappeso, eccesso di colesterolo, diabete, età avanzata, e ancora stili di vita scorretti”.

Contrariamente a quanto si pensa solitamente, a essere più a rischio sono le donne. “Dei 250.000 morti all’anno per malattie cardiovascolari in Italia, il 54% sono donne – continua Benettoni. – Le ragioni di questo primato sono varie. La prima è che le donne hanno una aspettativa di vita maggiore e l’età è uno dei principali fattori di rischio per le MCV: è vero che fino alla menopausa le donne sono più protette, ma dopo le cose cambiano.

“Determinante, in secondo luogo, è lo stile di vita. In media le donne sono più sedentarie degli uomini e subiscono danni cardiovascolari maggiori da abitudini come il fumo o l’assunzione di alcolici. Inoltre, generalmente si occupano meno della propria salute, mentre si fanno carico attivamente della salute dei familiari.  In presenza di infarto miocardico, per esempio, arrivano al Pronto Soccorso più tardi e il loro tasso di sopravvivenza è più basso.

“Infine, ci sono fattori di rischio esclusivamente femminili come l’eccessivo aumento di peso in gravidanza, il diabete e l’ipertensione gestazionali, le cardiopatie che insorgono con il parto.

Ha senso quindi pensare, e praticare, una cardiologia dedicata alle donne? “Certo. Prima di tutto in termini di prevenzione: la popolazione femminile va informata di più e meglio dei rischi specifici, agevolando l’accesso alla diagnosi e, soprattutto, educando a stili di vita corretti e più rispettosi di se stesse. Ma un approccio di genere ha senso anche nelle cure: le differenze biologiche fra uomini e donne (come il peso) sono importanti, sebbene siano ancora poco considerate in ambito farmacologico. Pensiamo solo che la maggior parte dei farmaci è sperimentata sugli uomini…”

In conclusione, che consigli darebbe alle donne?Occupiamoci di più della nostra salute e prestiamo attenzione ai segnali del corpo, rivolgendoci sempre al medico in caso di disturbi. La tempestività è cruciale negli eventi acuti. Imponiamoci di trovare momenti per fare attività fisica e, fondamentale, curiamo la nostra alimentazione, evitiamo di fumare e di assumere alcol in eccesso, abitudini particolarmente nocive per noi donne.”

 

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